Non so cosa darei perché fosse ancora vivo Candido Cannavò. Sono certo che domani mattina il suo editoriale, o un qualsiasi altro spazio, mi farebbe piangere di nobiltà, cultura e spirito sportivo. Chissà che cosa direbbe lui del trionfo della nostra Francesca Schiavone, che è nostra solo oggi che ha vinto, perché fino a ieri per tutti era quella Schiavone lì, quando proprio veniva nominata. Molti addirittura non sapevano nemmeno che oggi avrebbe giocato la sua finale, che oggi avrebbe vissuto i momenti più importanti della propria vita, di quei momenti che ci vogliono 30 anni per prepararli e tutto il resto per ripensarci, nel bene e nel male.francesca-schiavone

Cannavò avrebbe saputo certamente rinverdire la carriera di Francesca, avrebbe saputo a memoria tutti i tornei minori ai quali aveva partecipato, e se anche li avesse presi dagli archivi della Rosea, avrebbe saputo farci sembrare che li ricordasse così, come si ricordano le cose più naturali, come i nomi dei figli o il periodo esatto in cui devi seminare le zucchine.

Cannavò sembrava che si emozionasse per tutto, da un cavallo purosangue ad uno che batteva un record di tuffi. A volte te lo trovavi a pagina 38 e pensavi che sarebbe stato bello vivere dentro quella testa lì. Quando ho visto Francesca giocare così bene, mi sono emozionato per lei, per i suoi genitori e per l'articolo di Candido che vorrei leggere domani.

Uno bravo potrebbe fare del confronto Schiavone-Stosur tutta una metafora sulla tecnica che supera la potenza. Si potrebbero toccare corde retoriche raccontando di una donna che è alla sua prima e ultima occasione, contro una giovane che potrà rifarsi, se lo meriterà e lo vorrà quanto l'ha voluto Francesca. Ma forse, in mancanza di un Cannavò, la cosa migliore da fare di fronte ad un'impresa come questa è semplicemente dire che non ce l'aspettavamo, che ci sentiamo un po' in colpa e che difficilmente smetteremo di voler bene a Francesca Schiavone.

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