Sicché alla fine l'Inter ha vinto lo scudetto. E le quasilacrime del Mou, e il quinto di fila, come un record. E la finale di Coppone che ancora si deve disputare. Che alla fine quasi quasi mi sarei cacato sotto se veramente avessi puntato tutti i miei pochi risparmi sullo scudetto. Voglio dire: qualche settimana fa la Rometta di Ranieri aveva tutto nelle proprie mani. E poi Pazzini e Del Neri e catenaccio e Storari e compagnia cantando. Poi Marotta che rassegna le dimissioni, che dopo tanta gavetta forse adesso tocca anche lui. E com'è lontano Varese!
Messi che con 34 gol pareggia il record del Fenomeno Ronaldo (quello vero: quello pelato con la pancia, per intenderci) e le scommesse che a fine anno sono quasi troppo facili e non c'è gusto. Che ad averci delle somme ingenti di denaro da investire, si sarebbe anche trovato un lavoro alternativo e poco faticoso. Ranieri che dice no, dai, pazienza, bravi lo stesso. De Rossi che si accarezza la barba e dice che farebbe volentieri a cambio con Cambiasso (da qui, il cognome. O nomen omen se voleste essere più eleganti e dotti) per via che avrebbe preferito non andare ai mondiali, ma vincere lo scudetto. Che lui i mondiali li ha già vinti e così via. Invece Cambiasso dice che vorrebbe essere De Rossi, perché 4 o 5 scudetti non ti cambia la vita, ma non andare ai mondiali a 29 anni, significa che forse non ci andrai più. Allora a me mi viene in mente quella satira di Orazio di quando dovevo far la tesi sull'Ariosto. Che detta così parrebbe anche una cosa strana, ma se vi pare strana è solo perché dimenticate che Orazio era un po' il modello di Ariosto. Come Sacchi per Ancelotti, Rocco (Nereo, mica quell'attore!) per Capello (Nereo era quello che diceva che nella vita ci vuole oc, pasiensa e bus dal cul?) o la Coca Cola per la Pepsi (col cazzo che ci riescono, ma fa niente!). Sì, insomma, Orazio aveva scritto delle satire molto belline, sapete? E Ariosto, volendole scrivere anche lui, le satire, si era messo lì e le aveva lette, magari in quello stesso scrittoio che ho visto l'altr'anno a Ferrara quando avevo un mal di testa che non potevo nemmeno stare sù. Si era messo lì a leggerle ed evidentemente avrà pensato una cosa come ziocà, se ci becca sto Orazio! Tant'è vero che ancora adesso dappertutto si dice che Orazio ha influenzato moltissimo Ariosto e tutto quanto. Ma il fatto, ed è la cosa da cui son partito, è che in una di queste benedette satire qui, Orazio, diceva che il contadino vorrebbe fare a cambio col guerriero, che almeno lui è contento perché in un attimo decide della sua vita o della sua morte, mica come lui, il contadino, che gli tocca sempre stare nei campi col sole alto e bruciarsi la schiena e litigare coi corvi e rassodare di marassa (vabbeh, Orazio diceva roncola, ma il concetto è quello) e via discorrendo. Sempre Orazio, in quella stessa satira lì, diceva anche che il guerriero maledice l'esser guerriero, sempre a repentaglio in mezzo alla mischia, e preferirebbe essere il contadino, che gode degli ameni paesaggi della natura e vive coi ritmi più naturali del sole e dell'acqua. L'avvocato vorrebbe essere l'esattore, e l'esattore vorrebbe essere l'avvocato. E i motivi non me li ricordo più, ma con un po' di fantasia ciascuno può trovare dei motivi da tutte le parti per qualsiasi cosa voglia dire, per cui fate un po' voi.
E allora, come al solito, niente. Non è che uno debba necessariamente dire qualcosa, per dire. Può anche dire così, tanto per. Mica c'è sempre qualcosa da sostenere, non trovate?
Ma secondo voi la barba se la dovrebbe tagliare o no, De Rossi che vuol essere Cambiasso? E sempre secondo voi, è poi tanto sana questa consuetudine umana, che arriva fin dai tempi di Orazio-ispira-Ariosto, di voler essere quel che non si è?

Annunci