Maledetto Pascoli! Ci si potrà come ammalare di pascolismo? Il poeta bambino, l'Adamo che tutti i giorni scopre il mondo e dà il nome alle cose. Lo stupore primigenio, l'incontaminata ed incrollabile sorpresa di fronte al manifestarsi empirico della vita. Va bene, mica detto niente. Per carità, anzi. Mi pare anche una gran cosa. Bellissima, direi. Però sto bambinello dopo un po' – glielo vogliamo dire? – sì, insomma, è vero. E' bello star lì a stupirsi del vermetto che striscia, del sole che sorge, del ruscello che ruscella e via discorrendo. Però ad un certo punto, non so come dirlo – come lo diciamo? – dovrebbe anche un attimino  darle per assodate, quelle cose. Oddio, no. Assodate no. Diciamo che le scopre ma con meno enfasi, ecco. Le scopre-ine: delle scopertine. Non saprei. Altrimenti sta lì tutto il tempo a stupirsi e boh. Le altre cose mica vanno avanti. E intanto i suoi capelli a poco a poco si diradano, che loro mica stanno a stupirsi tutto il tempo. E il contapassi aumenta e si assottigliano quelli da fare e si ingrossano quelli già fatti.
Passerebbe anche, poi, se questo Adamo ideale vivesse in una specie di regno a parte. Diciamo una specie di iperurano fatto di concetti, angeli e pisarei e fasò (piatto tipico piacentino, per chi non lo sapesse). Ma siccome questo Adamo adesso sarei io, ecco, anche no. Teoricamente sarebbe mica meglio iniziare ad intraprendere delle azioni consone a quanto recita la mia carta anagrafica? Occhei: allora lo faccio. Anzi, l'ho fatto. Sono anni che faccio le cose che devo fare e devo anche dire che non è che mi vengano da dieci, però insomma, manco proprio male. Le cose le riesco a fare. Ma sempre un po' così, sempre un po' da Adamo. Voglio dire: dovrebbero invecchiare insieme le nostre cose materiali (con le incombenze, i doveri, i diritti, i sensi di colpa, ecc) e le fonti della nostra gioia. Così starebbero bene insieme. Invece piano piano ti assale quella maturità crudele e disvelatrice. Capace di farti scoprire le pochezze delle tue gioie passate da bambino senza però risarcirti adesso, con nuove gioie "mature". Se mi fai capire che era una cazzata ridere perché si poteva giocare a palla di spugna in corridoio e i genitori erano ancora giovani e via discorrendo, cosa mi dai in cambio? Va bene: ho capito: non posso più giocare con la palla di spugna perché ho 28 anni e sarei cretino. Ma allora che cosa posso fare, in cambio? Sì, ma se poi le faccio, quelle cose che dici, tu, maturità crudele e disvelatrice, poi me le devi far piacere. Invece così come si fa? Non abbiamo più compagni di gioco per vari motivi: perché siamo grandi e non possiamo più giocare, secondo convenzione sociale. E perchè la nostra maturità crudele e disvelatrice ci tiene lontani da quello che un tempo ci piaceva e da quello che ci potrebbe piacere, a non averci la maturità crudele e disvelatrice.

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