Leigrande guardava fissa un manifesto. Leipiccola, seduta sulla panchina, diceva "mamma, ti posso far vedere una cosa che solo io so fare?". Mentre aspettava cercava con i piedi di tenere la bici in equilibrio. E guardala, no? Ci sono tante incombenze, tante cose da considerare, c’è da stare attenti a tutto che non si sa mai, ma oggi è un giorno unico. Lo vedi dal cielo e da tutto quanto. C’è azzurro dappertutto: il cielo e il mare e perfino i sassi in mezzo al cielo e al mare sono azzurri. Azzurro il marciapiede e azzurro lo sguardo di Leipiccola e azzurra la bici e azzurro il fiocco davanti a una casa, che dice "siamo felici". Di non azzurro c’è la luna, tutta oro con le macchie grigie.

Non c’era la lezione del pomeriggio, così ne ho approfittato per cercare un percorso nuovo dove correre. E’ così che ho sentito Leipiccola e il suo bisogno di unicità. Allora mi sono venute in mente quelle due poiane di oggi, che volavano in tondo senza muovere le ali, in un modo che per me solo loro sanno fare. Mi sono chiesto se a loro spiace di non poter vedere da lassù le molte margheritine che adesso piano piano stanno facendo dei quartieri di bianco sotto agli ulivi. Per le poiane, forse, guardare le margheritine così da vicino e così a tempo perso è una cosa che solo noi sappiamo fare.

Mi sono sentito annusatore novello, come il mio gatto Lombardo quando lo portai a casa e ci mise dieci giorni ad annusare tutti gli angolini, prima di prendere la consuetudine alla fiducia. Un modo di esser diffidente che solo lui sapeva avere.

Vicino al mare si tenevano le prove tecniche di primavera, con tanta gente insieme a condividere pezzetti di solitudine. Sui muri dappertutto trovavi quel che restava di vecchi amori. Ti amo e starò con te per sempre. Sei la mia vita e senza di te come farò? Quando si è innamorati, mi ricordo, non ti viene nemmeno per un secondo l’impressione che già altri nella storia del mondo abbiano amato e ti senti veramente l’unico che lo sa fare.
Seduta all’ingresso di un negozio, nonostante la bassa stagione, una ragazza aspettava i clienti, paziente come solo un ragno sa fare. Ingannava l’attesa fischiettando un motivetto allegro. E questo, agli occhi del ragno, solo lei lo sa fare.

Ripetizioni? E’ che non riuscivo a togliermi dalla testa quelle parole. Una cosa che solo io so fare. Leipiccola che guardava Leigrande e aspettava impaziente di dimostrarle la sua unicità. Tutta la vita a spendersi per cercare di essere unici per qualcuno, per qualche verso, in qualche modo. Che cosa sarà questo rovello?
Mi sembrava di aver appena imparato a camminare, di essere nato tre secondi prima. Tutto quello che sentivo, facevo, toccavo, era nuovo e tutti mi sembravano capaci, a modo loro, di essere unici.

E quindi? Niente: l’equindismo è un errore che solo noi possiamo fare.

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