Che uno muoia può pure succedere.
Ma c’è modo e modo e magari mica tutti i modi ci piacciono uguale. Per esempio se sei uno bravo, ma uno bravo di quelli per davvero, puoi anche decidere, a  tempo perso, di scrivere una cosa che lascia tutti con un palmo di naso, che influenza generazioni e modi di pensare, che crea interi movimenti e che a distanza di 50 anni non solo non è stato pareggiato, ma nemmeno lascia intuire di poter mai essere pareggiato un giorno, anche a non dormire per anni, anche a lavorarci sù in qualche decina di migliaia di persone.
Se sei uno bravo, di quelli bravi per davvero, puoi scrivere una cosa così senza nemmeno farci caso, senza aspettarti in cambio niente. E dopo averla scritta puoi anche far finta di niente e non voler parlare con nessuno e non godere di quei soldi e darti alla macchia e smerdare tutti quelli che pagherebbero in sangue per poterti leccare un po’ il culo.
Se sei uno bravo, di quelli bravi per davvero, puoi morire a 91 anni in silenzio e andare a vedere da vicino quegli strani meccanismi che muovono le papere del Central Park e via discorrendo.
Se sei uno di quelli bravi, di quelli bravi ma bravi per davvero, puoi lasciare da qualche parte, in giro per la vita, qualcuno che ti piange anche se non ti ha mai conosciuto, qualcuno che al posto tuo vada a domandare in giro dove diamine vadano le papare del Central Park in inverno.

Se sei uno così muori, ma per tutti resti un giovane. Un maledetto giovane Holden Caulfield.

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