Fa la neve anche al mare. Anche a Rimini. Che se non ci vai, mica lo crederesti. La vedi poco, che sei tutto preso a pensare di quattordici creaturine piene zeppe di speranze, di inquietudini e di coraggio, messe lì in una stanza a cercare in qualche modo di volersi bene. Ma c’è. E’ una neve che più o meno, passati tutti questi chilometri, assomiglia ancora a quella che adesso imbianca i tuoi faggi. La sola cosa che cambia è quello che fa pensare. Da una parte è normale, dall’altra no. Ma la neve è sempre la stessa.
Come uguale è quel bisogno antico di stringersi e fare umana catena. Che ti fa scendere e spingere le macchine e prendere per il braccio la professoressa che ha paura di scivolare e dare del tu a tutti e "forza" e "vai!" e pacche e pazienza dei vestiti sporchi, che prima o poi laverai e del freddo delle dita che pungono sotto ai guanti fradici.
E sempre il medesimo, per fortuna, così lontani, così impauriti, è lo stupore nel vedere una ex bambina che tiene in una mano una bambina dall’ombrello rosso e nell’altra un cagnolino tanto bianco che pare nuovo. Te sei lì che non puoi fare altro che vedere la bambina che ride, perché il cane in effetti ride ed è contento, che lui manco ha i guanti e manco le dita e manco i vestiti che si sporcano e si lavano e manco l’umana catena. Il cane ride e ride la bimba e ride la mamma e ride la nonna.
Sì, te sei lì e ridi e ti dici che è da scemi ridere così, quando sei lontano in mezzo alla neve e vicino al mare. Eppure quel bisogno antico è sempre lì, in mezzo alla paura e alle difficoltà e ti dice "uomo" e ti fa ridere.

Che alla fine poi il mondo non è altro che uno specchio. Che basta un giorno un cane nuovo e bianco che ride, che poi ridono anche tutti gli altri.

I’ve tried in my way to be free

Annunci