FaggetaAlla fine, se non dici tutto, non avrai detto niente. Per cui non so, io ci provo, ma la materia necessiterebbe di qualche puntata di post, per essere precisi (fermo restando che quando si parla di vita la precisione sta da un’altra parte).

Stamattina pensavo, e penso, a tutto il sistema di incentivi e deterrenti di cui è composta la nostra esistenza. Ma mica solo la nostra, proprio tutta quella del mondo vivente. Ad esempio mettiamo un piccolo cane breton. Senza riferimenti, né? Generalmente il cane breton "nasce", si dice, per cacciare la piuma. Poi qualcuno, specialmente in Italia, lo "prende" (vi accorgete come siano questi dei termini violenti e poco libertari?) per andare a tartufo. Decide chi sia la sua mamma, chi sia il suo papà, li fa accoppiare e poi ne sceglie uno, magari il più paffutello. Gli taglia la coda, che il cane usa per comunicare con gli altri cani, perché "così è meglio, che non si fa male nei rovi", e poi gli spiega che lui è un breton e che come breton, come fanno la sua mamma e il suo papà, deve prendere i tartufi. E riportarli al padrone, ovvio.
Per fare questo, non parlando come parla il cane, sfrutta il solito sistema dei deterrenti e degli incentivi, conosciuto altresì da che mondo è mondo mediante la teoria de bastone e la carota. Si prende un cane, gli si dice "devi trovarmi i tartufi, cazzo! Che io ti do da mangiare e pago 100 euro l’anno di tesserino", gli si dà una pedata nel culo se non parte, gli si sotterrano i tartufi nella terra, e quando li trova gli si dà un cibo speciale, misto a tartufo, tenuto apposta per l’occasione. Accorcio, ma più o meno è così. Alla fine – ed è quel che interessa a noi per questo discorso – il cane ha uno storico dei dati, che gli permette lì per lì di ricordare che tutte le volte che non è partito si è preso un calcio nel culo (ed evidentemente nemmeno al cane piace prendere i calci nel culo) e che tutte le volte che ha portato il tartufo integro, si è preso i baci e le carezze ma quel che più conta i bocconcini speciali che si vedono solo col tartufo, sennò niente. Deterrenti e incentivi.

Se ti laureerai in tempo, col massimo dei voti, ti compreremo la macchina nuova: incentivo. Se non ti diplomi quest’anno, non ti mandiamo in Slovenia coi tuoi amici a godere della fauna locale: deterrente.

Se farete i bravi e produrrete di più, lavorando di più, Brunetta vi darà un aumento di stipendio: incentivo. Se vi ammalerete troppo e tirerete a fregarci, Brunetta sarà tremendo: deterrente.

Per colpa di qualcuno, qui non si fa credito: deterrente. "In comode tasse decennali a interessi zero, anzi quasi quasi ve ne diamo noi a voi": incentivo.

Ma poi anche la Befana che dà i dolci ai bravi e il carbone ai cattivi; Mourinho che fa giocare Zanetti perché è umile e no Balotelli perché è superbo; la morale cattolica dei bravi e pii in Paradiso e dei rei e maligni a bruciacchiare all’Inferno. Insomma: tutti i giorni della nostra vita sono strutturati sul modello degli incentivi e dei deterrenti. Quel cane non è stato libero di decidere che l’ambizione verso la quale proeiettare incentivi e deterrenti fosse "prendere il tartufo"; lo doveva fare perché il padrone aveva deciso così: del resto se sei un breton e hai le macchie da breton, che cosa mai vorresti o potresti fare? Così noi, non siamo liberi di decidere i nostri sogni. Ma nessuno lo dice, per cui go on. C’è sempre un cacciatore che ci prende a calci in culo o, al contrario, ci dà i bocconcini speciali.

La fregatura, come è successo a me questa mattina, è quando ti svegli cane e dici "non me ne fotte un cazzo del tartufo, dei bocconcini, ma specialmente delle pedate". E non sai più chi sei, come quello smemorato di Monza, e non sai più riconoscere un incentivo da un deterrente, una cosa buona da una cosa sbagliata.

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