copertina_nabokovCincinnatus si spostò dalla branda al tavolo. Gli rincresceva di aver restituito tutti i libri e si mise a scrivere, per passare il tempo.
"Tutto quadra," scrisse "vale a dire che tutto mi ha tratto in inganno, tutto di questa patetica teatrale idiozia – le promesse di una fanciulla vlubile, lo sguardo lacrimoso di una madre, i colpi nel muro, l’amicizia di un vicino di cella, e infine quelle colline all’improvviso ricoperte da un esantema mortale. Tutto mi ha tratto in inganno poiché tutto quadra, tutto. È il vicolo cieco di questa vita, e io non avrei dovuto cercare la salvezza entro i suoi confini. È strano che abbia cercato la salvezza. Proprio come un uomo che si rattrista perché ha appena perso, in sogno, una cosa mai posseduta nella realtà, o una cosa che spera di ritrovare, sempre in sogno, il giorno dopo. Così si crea la matematica; ha insito un difetto fatale. Io l’ho scoperto. Ho scoperto la piccola incrinatura nella vita, il punto dove si spezza là dove una volta era stata saldata a qualcos’altro, a qualche cosa di genuinamente vivo, significativo, straordinariamente vasto – come devono essere capienti le mie definizioni perché io possa versarvi dentro, fino all’orlo, un significato cristallino… è meglio lasciare un che di non detto, altrimenti mi confonderò di nuovo. Dentro questa piccola, irrimediabile incrinatura si è sviluppata la putredine – ah, credo che comunque riuscirò a esprimere tutto – i sogni, la coalescenza, la disintegrazione – no, sto andando un’altra volta fuori dal seminato – tutte le mie parole più belle vengono meno e non rispondono al richiamo della tromba, e le restanti sono storpie. Ah, se solo avessi saputo di dover restare qui così a lungo, avrei cominciato fin dall’inizio e a poco a poco, lungo una strada maestra fatta di idee collegate fra loro secondo una logica, avrei raggiunto il risultato, avrei portato a termine il compito, la mia anima si sarebbe circondata di una struttura di parole… Tutto quello che ho scritto qui, finora, è solo la schiuma della mia eccitazione, un moto insensato, e la ragione è che ho fatto tutto così in fretta. Ma ora che mi sono temprato, ora che non mi spaventa quasi più la…"

(Valdimir Nabokov, Invito a una decapitazione)
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