Quand’ero piccolo vedevo le forme nelle cose o le cose nelle forme. Non ricordo più. Passavo i pomeriggi a guardare tipo le nuvole e a vederci dentro le rane, le lavatrici, i denti del giudizio, i chicchi del caffé, le scarpe di Baggio. Di preciso non mi ricordo. Poi quando stavo a casa da scuola con la febbre guardavo per la finestra e ci vedevo i meli che da sempre mi abitano davanti a casa. Quando erano carichi di neve, giocavo cogli occhi e coi rami e ancora ci vedevo le forme e le cose e quella roba lì.
Poi basta. Poi non mi è mai più successo, tanto che pensavo di avere perso, se non tutto, molto sì.
Ma stasera sono uscito per buttare via al buio uno scodellino di plastica dello yogurt, nella cosa degli scodellini, e ho visto il notturno e la luna gialla e piena e le nuvole che ci passavano davanti grigie scure. Una era un pipistrello, tipo quello di Batman, che ci vedevi anche le orecchie e quelle ossicine che ci tengono sù le ali.
Allora sono rientrato felice di essermi ritrovato, adesso che vedo ancora le forme nelle cose e le cose nelle forme.
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