Pare che qualche anno fa Socrate fu il maestro di Platone. E che poi Platone sia stato maestro di Aristotele (che è stato maestro di Alessandro Magno e così via, forse). Leonardo affinò l’acume all’ombra del Verrocchio e Raffaello conobbe le tecniche presso la bottega del Perugino.
Viene quasi da pensare che se i tempi sono peggiorati, la colpa vada rintracciata dunque nel fatto che adesso è vietato imparare. Ti prendono solo se hai esperienza. Ossia se già hai lavorato. Avete capito? Se non lavori, mi pare di osservare, non sei esperto. E se non sei esperto, non lavori. Imparare? Giammai!

Che cos’è, secondo voi, che spaventa, dietro agli occhi di chi vi guarda per imparare?
Il sistema universitario italiano per sua strutturazione non insegna le cose: insegna ad apprendere. Si impara ad imparare. Ma se poi ci vogliono già pasciuti? Ci si metta d’accordo, quantomeno. Da un lato ti insegnano un approccio metodologico per dire "non so niente, ma imparo in fretta"; dall’altro ti dicono che con la tua carta saprebbero cosa farci. Magari la mattina presto, appena dopo il caffé e il bicchiere d’acqua (o la paglia per i fumatori).

In mezzo resta tutto l’esercito dei giovani che vorrebbero e non possono. E qualcuno con il gessato grigio e i capelli bianchi, una mattina, si sveglia distratto e li chiama "bamboccioni". Come a dire cornuti e mazziati.

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