Perché là fuori c’è di tutto: pescecani e barracuda, sciacalli e meduse; un topo di fogna, polipi e molluschi, un serpente strisciante (chè scemo, tu digli che è scemo). Questo lo diceva già Anselmo, per cui fa niente, go on: dato recepito, assodato.
Ma non solo. Ci sono le tasse, i decreti di legge, i decreti flussi, gli appuntamenti, le date importanti, come i compleanni. Ci sono le aspettative di chi ci vuole bene, da non disattendere. Le cose da fare, i sentimenti del tempo, le visite mediche per tenere sempre tutto sotto controllo. Le agenzie immobiliari, i fast food, le offerte speciali, le promozioni, il pieno di carburante, la grande distribuzione, la piccola, la piccolissima. C’è da ricordarsi di sentire per quella cosa, di rinfrescare a quell’altro la tal altra. Alimentare i pregiudizi, salvarsi la pellaccia, anche senza sapere il come mai. Le scommesse e i risultati sportivi, le sane letture che nessuno dovrebbe mai tralasciare. Il vestito da comperare, il regalo da fare. La cortesia da allenare, la bella faccia di tolla da mantenere. Verificare il livello dell’olio, tenere conto dei ritardi. Avere sempre un biglietto di scorta, che non si sa mai. Non trascurare nessuna opportunità, tenersi aggiornati ed informati su tutto.
Ma anche qui qualcuno ci aiuta, visto che il post cresce su se stesso. Diciamo così, diciamolo con una citazione:
 

sono state giornate furibonde, senza atti di amore, senza calma di vento

 
E pensare che ai bordi delle trafficatissime strade della nostra quotidianità, cresce ancora ostinata e caparbia la spontanea pianta del nostro io.
È una vocina che cerca di parlarci, di farsi sentire in mezzo agli urlacci brutti del mondo delle cose. La vocina è debole, sempre sul punto di rinunciare, sempre un po’ delusa e mortificata. Per sentirla dobbiamo proprio fare uno sforzo. Uno sforzo che si chiama Volerlo.
Per sentirla, per capire veramente che cosa ci voglia trasmettere dobbiamo proprio volerlo. Abbassare il canale del rumore e dedicarci a lei. Il suo è un bisbiglio confuso, che parla di sensazioni lontane.
 
Per questo credo che così come l’umanità ha istituito la sacrosanta pausa del caffé, per contrastare la stanchezza e stare più vigili sul pezzo contingente; dovrebbe anche istituire la pausa-io, quel momento in cui ci poniamo in ascolto delle nostre propensioni, in cui seguiamo i nostri gusti. Quel momento dove rallentiamo per una più autentica accelerata.
È solo questa, secondo me, la via per non rischiare di trovarci in un posto a fare una cosa senza sapere come diavolo ci siamo finiti e dove diavolo stia la felicità.
 
Un simbolico caffé preso al tavolo con noi stessi.

Annunci