Obama in America sta dicendo ai suoi ragazzi di studiare, che questa è la via per costruire e cambiare il proprio futuro. Non lo so: magari in America è così. Se venisse a dirlo in Italia, direbbe una cosa inesatta. Non è così. Qui dovrebbe invitare a studiare chi avesse l’orgoglio di avere un po’ di cultura personale, oltre che le disponibilità economiche per poterlo fare. E basta, solo per quello. Altrimenti non avrebbe senso stare le estati in casa e vedere sfrecciare ragazzi di 7 anni meno di te che vanno con la morosa alla festa a ballare e ubriacarsi di vino e felicità. E no, se non fosse per l’orgoglio di un po’ di cultura superiore, fine a se stessa, non avrebbe proprio senso.

Ma non volevo dire questo.

Volevo dire che adesso che ho finito di studiare, mi capita ancora di vedere quei bellissimi jeans, quelle bellissime borse a tracolla, quei bellissimi capelli sciupati e arruffati, quelle bellissime Converse grigie (le Converse sono belle perché partono da tutti i colori del mondo e poi tutte diventano grigie, ché prendono il colore della strada che fanno) che solo gli studenti possono avere. Insomma: mi capita ancora di vedere, magari dal treno, gli studenti. E quando li guardo, li vedo. E li vedo bellissimi, ma questo l’avevo già detto. Li vedo un po’ persi, un po’ rivoluzionari, un po’ innamorati, un po’ freschi, un po’ vincitori di un niente che alla fine è tutto. Mi viene di salutarli tutti, di chiedere a ciascuno "ma lo sai..?" perché temo che loro non lo sappiano. Di certo lo sapranno, ma a volte temo che non conoscano del tutto il momento meraviglioso che stanno vivendo. Avete ragione: è invidia. Vorrei fare cambio. Non che io adesso abbia molto da offrire, ma anche avessi un contratto indeterminato a tantissimi euri, giuro che non ci penserei un attimo. Per quei jeans, quelle borse a tracolla, quei capelli sciupati e arruffati, quelle bellissime Converse grigie, quel loro essere studenti di vita.

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