Ve lo ricordate Kenneth Andersson? Una delle più belle ed efficaci torri che io abbia mai potuto ammirare. Centravanti di pochi gol e moltissimo lavoro duro, a prendere le palle alte per spizzarle agli accorrenti Fontolino Fontolan e Igor Kolyvanov. D’accordo. Era il Bologna. Ed erano anche nove anni fa.
Che cosa c’entra? Un po’ c’entra. Oggi è comprensibilmente il giorno di Diego. Svaniti un poco i gas dell’ubriacatura di Inter, di sabato notte, l’Italia pallonara ha scoperto un nuovo campione. Distratta dal nuovo che avanza, da un furetto piccino piccino picciò che regge alle spallate di Mexes e Riise per toccarla piano di esterno sul secondo palo, l’Italia pallonara non si è accorta forse di qualcosa che stona. Mi pare che si stia cercando di fare troppo uso del gioco aereo. Che si stia concedendo troppa importanza ai calci da fermo. Come a dire: in attesa di trovare qualcuno capace di passarla a 6 metri (a questo proposito non sarebbe superfluo rivedere la magnifica azione del gol di Thiago Motta nel derby), guadagnamo angoli su angoli, punimbe dalla tre quarti, che poi qualche colpo di mano, di culo, di anca, qualcosa che in area la butti dentro, prima o poi la troviamo.
Non a caso il Milan ha perso palla su una punizione dalla tre quarti, e il povero e fasciato Ringhio ha dovuto affossare in area l’antilope Eto’o. Cassetti s’è trovato a commettere quell’imprudenza sugli sviluppi di un angolo a favore della Roma, e lo stesso copione l’anno scorso lasciò la banda del buco spallettiana in svantaggio e in dieci contro undici nello scontro capitale contro l’Inter di ibrahimoviciana memoria.

Dico questo perché credo che quest’anno la Juventus, paradossalmente, vivrà parecchie situazioni di disagio a fronte della coppia di torri Iaquinta-Amauri. È vero che tendenzialmente in campo 50 kg in più sono meglio che 50kg in meno, soprattuto e purtroppo per questo nostro calcio tanto muscolare. Ma è anche vero che col fisicaccio che si ritrovano le torri hanno la cattiva abitudine di guadagnarsi, nei novanta minuti, centinaia di iarde a costo zero, magari sul lancione del portiere ed un sacco di falli a favore alla trequarti. Da qui il pericolo che qualcuno di tanto in tanto scappi e che Momo Sissoko o Felipe Melo lo debba pigliare. A suo modo. Ossia con lo scivolone assassino.

Restare in dieci o in nove una volta sì e l’altra pure comporterebbe oltre che un’emorragia di punti, un dissesto fisico tremendo, per una squadra che pare non aver ancora trovato una soluzione al problema infortuni dello scorso anno.
Se punterà sempre sul duo di torri d’attacco, quest’anno Ferrara dovrà gestire con sapienza la quantità imbarazzante di calci da fermo che la Juventus batterà, cercando di non puntare tutto su quest’arma e tenendo a bada tutti i Chiellini fumantini che vorranno diventare di volta in volta eroi per un giorno.

Oh: noi l’abbiamo detto.

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