Oggi è successa una cosa grande che mi ha portato a fare un pensiero felice e addirittura definitivo. Non dimentico i mille motivi, personalissimi, di un poco di apprensione. Roba come trovare un lavoro e una fonte di sostentamento. A vivere dentro la propria vita si finisce quasi sempre che ci si ritiene i più sforniti di fortuna, i più detestati dal fato, i soffritori più soffritori del West. Eppure si vede Giordano che piange e patisce tutto quel che si può patire perché sta mettendo i dentini. Non sa che un giorno dovrà anche mettere quelli del giudizio, che durano poco, si sa, e poi te li tolgono subito e ti fanno ancora più male. Dovrà anche imparare a guidare, sostenere un numero non meglio precisato di esami e diventare piano piano affidabile e capace, e fare in tempo per tutto.
Alberto oggi per esempio è nato. Sarà stato un bel tribolerio anche per lui, no?
Qualcun altro a 63 anni scopre che una vena nel collo si sta un po’ chiudendo. Qualcuno da qualche parte nel mondo sta votando macchiandosi le dita di inchiostro indelebile. Insomma: è proprio una carattersitica degli esseri viventi quella di vivere. Ossia di divenire.
Per cui mi vorrà perdonare la tristezza se faccio finta di ignorare bellamente tutte le cose per le quali dovrei seriamente preoccuparmi, per guadagnare quel poco di bellezza che mi fa apprezzare un grande evento successo oggi. Oggi ho vinto. Non è che poi qualcuno torna indietro e ti dice di no, che non era valido. Ho proprio vinto. Roba da ciucciatemi il calzino o giù di lì.

Qualche settimana fa stavo leggendo tutto pieno di meraviglia Il deserto dei tartari. E nella vita quando le cose ti piacciono troppo, ti scappano (come le persone care, per esempio). Allora mi è successo sì di dirlo quissù. Ma cosa volete mai che sia questo piccolo angoletto? Mi è scappato anche nella vita reale, quella delle scarpe e del sugo al pomodoro, per intederci. Il fatto è che poi il mio amico ingegnere si è fidato. Ed ha preso il libro. E lo ha letto.
E lo ha trovato bellissimo e mi rende grazie.
Avete capito?

Io posso anche non esser messo benissimo, ma ho concorso alla sua conquista di quel libro. Ho la presunzione di poter dire che se adesso questa persona ha in testa delle idee più nobili e umane, io ho un barlume di merito, così come ha merito chi lo ha consigliato a me. Non sarà forse questa l’umana catena che osserva lo spettacolo inclemente delle disfatte terrestri?
Voglio dire che se un giorno io non dovessi riuscire nell’imperativo naturale della prosecuzione della specie; se a fronte delle difficoltà che sto incontrando non dovessi riuscire ad essere io stesso veicolo del bello; ci sarebbe almeno un’altra persona che lo potrebbe dire a qualcuno. E il suo poterlo dire affonda le radici in quel giorno in cui la grazia mi è scappata fuor di bocca.

Benedetta incontinenza.

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