Si è messo che non piove più. Non piove mai. E allora c’è poca acqua in giro, se non c’hai dei rubinetti, dei condotti, delle vasche, delle cose così. Lo so che la natura è natura dappertutto e soffrono anche i corvi, le rane, gli scoiattoli e i caprioli. I funghi no perché non nascono. Che se non nasci non soffri. Ma io penso ai cinghiali. Non si arrabbino tutti gli altri: sono certo che da qualche parte nel cosmo internet, qualcuno sta scrivendo un post sui ghiri. O sui rospi. Io penso ai cinghiali.
Ci penso un po’ perché mi sono simpatici, un po’ perché hanno le setole ispide ma molto perché uno, Gelsomino, è scappato ad un mio amico. Lo aveva preso sotto in macchina, che era cucciolo. Gli aveva fatto male e se l’era preso in cura. Gli dava l’Aulin, l’acqua, il pane, la pasta e tutto il necessario. Così che si è ripreso, diventando anche bello grande e grosso e puzzoso. Gli hanno anche offerto 500 euro, al mio amico, perché desse via il suo Gelsomino. Ma ormai erano diventati amici ed oramai Gelsomino era Gelsomino, mica solo un cinghiale dei tanti.
Ma si capisce che l’istinto alla ribellione, il desiderio di libertà, il principio rivoluzionario e la fiducia che da qualche altra parte la vita ci possa essere migliore, non sono mica solo prerogative degli umanoidi. Così, capito il meccanismo del recinto, Gelsomino se n’è andato, senza nemmeno lasciare un biglietto di spiegazioni. Se n’è andato così, così come se ne vanno i cinghiali.

E c’è poca acqua. Ed avrà sete. Gelsomino.

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