Qualche anno fa avrei detto, e non senza un fermo convincimento, che un libro letto – uno qualsiasi, anche a non volerlo – ti si va dritto dritto ad impastare nel sangue.
Non che ritratti.
Ma non è sufficiente. Dire così è dire poco. Non basta. Perché ci sono due tipi di muscoli che vengono investiti dalla lettura. C’è il muscolo involontario del cuore. E per quello va bene il discorso che il libro ti si impasta dentro. E c’è il muscolo appena appena più volontario del cervello. E allora c’è da dire, per fare quelli precisi, che il libro ti si impasta in tutti i modi, ma in tutti i modi fa anche un’altra cosa: ti chiama in causa.
 
E te ti senti che alla fine in qualche modo gli devi rispondere.
 
A me vien sempre come la sensazione che quel libro lì appena finito sia stato scritto per me. Che mi volesse dire qualcosa di preciso, che si aspettasse qualcosa. Che abbia passato i secoli e i minuti in mezzo a mani non desiderate, ad occhi che non lo potevano capire, e che adesso goda nel mio godimento. Adesso che ci siamo trovati, finalmente.
Non è questione di essere supponenti: è questione che quel libro lì che ti fa quell’effetto, è un libro scritto bene.
 
Mi auguro di vivere una serena estate: la cosa più bella che si può fare a 27 anni è imparare.
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