Vi sono mancato? Ci scommetto di no. E se non sono mancato a voi, figuriamoci a me! Che uno a viversi insieme, a viversi addosso, mica ci fa caso. Non è che ti domandi dove sei. Se non ti senti da un po’, sentendoti vivere, non pensi male. Non pensi che ti sia successo qualcosa.
A voi capita mai di pensare a questo istante ‘t’ – come lo chiamano a scuola – e a quello che ci devi tirar fuori, in qualche modo? Non so: l’imbianchino che deve evitare che tutto goccioli su quella mattonella; il pescatore che deve osservare il galleggiante, che se ti perdi via anche solo un attimo, è proprio la volta che ti fotte; lo spaventapasseri che deve impegnarsi per essere serissimo e spaventevole, appunto; il colibrì che deve sbattere le ali fortissimo, che manco le vedi, altrimenti ci picchia il grugno; il mio cane che deve cercare assolutamente una pozzanghera, appena lavato, per inzaccherarsi di nuovo tutto e guardarmi con ghigno sornione; la fata Turchina che deve essere Turchina che più Turchina non si può e così via. Potrei anche scrivere molto, perché se ci pensate anche poco, scoprite subito pure da voi che più o meno ciascuno di noi c’ha da fare qualcosa, in qualsiasi momento. Anche quando dici che non fai niente, non è che proprio non fai niente. Fai quello lì.
Beh, insomma. Con la scusa che uno sempre pensa a fare l’istante ‘t, poi quello ‘t’ + 1 cercando di metterli a frutto, finisce che si perde un po’ la concezione del tempo. A voi capita mai? Che dopo un totale che fai una cosa, alzi la testa e non sai quanto tempo sia passato e molto spesso nemmeno il perché. In generale, succede di più quando eri concentratissimo, ossia quando quella cosa che stavi facendo ti stava a cuorissimo. Ed in genere, per come siamo fatti, quando le conseguenze negative del non far bene quella cosa, ti avrebbero fatto un culissimo.

Niente. Io sto cercando di saltarci fuori per la tesi. E se appena mi riesce anche di saltarci fuori un po’ bene, che poi magari passeranno anni prima di poter fare ancora una tesi. Sicché mi capita di mettere la testa di sotto e di non tirarla fuori per un po’. Però anche quando scompaio, considerate per favore che vi voglio sempre molto bene. Che spero che ciascuno di noi abbia almeno un gelato al giorno, un po’ di succo di frutta e perché no, anche del dentifricio. Poi il resto mettetecelo voi, ok? Ecco, faccio prima: io spero che ciascuno di voi sia felice.

Poi se un giorno potrò tirare fuori un po’ di più la testa e farlo pure con goliardia, prometto che dirò ancora quelle belle cosine piene di cazzofigaculoetette. Ci state? Frattanto go on!!

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