Ci sono delle domande che hanno l’abitudine di tornare. Tipo alla fine di un bel discorsone fatto dai pro dai contro e dagli indecisi. Ad esempio una domanda che torna quasi sempre, è questa: "e quindi?".
Un’altra è "e poi?", tanto che c’han fatto anche un giochino. Quando ero piccolo qualcuno, ora non ricordo di preciso chi, mi diceva di andare da un grande e continuare a chiedergli l’ "e poi?" di tutto. Tipo nasce un fiore. E poi? Diventa grande. E poi? Profuma molto. E poi? Fa i semi. E poi? Poi secca, che il suo l’ha fatto. E poi? E poi cade per terra. E poi? E poi piano piano puzza. E poi? E poi dopo un po’ non c’è più. E poi? Poi niente. Poi c’è la terra e lì magari ci nasce ancora un fiore come quello lì, quello lì di prima che diventava grande, profumava molto, faceva i semi, seccava che il suo l’aveva fatto e poi cadeva per terra per puzzare molto.
Mi dicevano che dopo un po’ di e poi i grandi sarebbero andati dannatamente in crisi.

Il fatto, secondo me, è che è un paradigma sbagliato. Insegniamo ai nostri pre-uomini la cultura dell’e poi. Guardate che la cultura dell’e poi, non lo si dice, ma è una bella fregatura, eh?

Per dirne una, a caso, senza attinenza con la vita vera. Se magari incontri una tipa che ti piace e ti chiedi l’e poi, per esempio, sei fottuto. Fidatevi di me, che l’e poi me lo chiedo sempre: non chiedetevelo. E poi la posso conoscere. E poi? E poi posso vedere se ci sto bene. E poi? E poi posso cincischiarla, al limite. E poi? E poi la posso cincischiare ancora, no? E poi? E poi se continuiamo a stare bene possiamo fare due conti. E poi? Poi se i conti tornano possiamo farne altri due. E poi? E poi al limite possiamo fare quelle cose del tipo che ci si sposa e si fanno un po’ di figli. E poi? Poi ci si ama mentre si allevano i bebé. E poi? Poi si diventa vecchi mentre i bebé diventano grandi. E poi? Piano piano si soffre un po’. E poi? Poi ci si abitua. E poi? Poi si salutano un po’ di amici. E poi? Poi si dice no non pensarci non darti tutto quel disturbo. E poi? E poi si cade per terra, come i fiori che il loro l’hanno fatto.

Lo vedete che l’e poi è una fregatura? Non diciamolo più ai nostri bambini.

La differenza coi fiori è che noi si cade per terra in tutti i modi, anche a non farlo, il nostro.

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