Non so di preciso chi o che cosa fosse/fossero, ma di certo oggi qualcuno dapprima mi ha pisciato copiosamente in testa (presumo si sia trattato di un volatile; spiegazione più plausibile: ero sotto un albero) e poi, forse qualcun altro (ma non è detto), mi ha cagato in faccia. Ma non è questo il punto, ci mancherebbe! Lì per lì mi sono pulito con la parte inferiore della maglietta e con un cazzomene? me la sono bellamente cavata (a non essere fichetti certe volte ci sono di quei vantaggi che ad esserli mica ci si crederebbe!). Il punto è un altro: il punto è che mi sono domandato "che relazione ci sarà?". Voglio dire: quasi certamente – ma anche no – questi son segni. Un po’ che è l’anno dell’acquario, un po’ che mi cagano e pisciano addosso, ed io non so che aspettarmi, allora, dal futuro. Ma il punto non è nemmeno questo.
Lo so: sono un disastro coi punti, ma c’è da dire tutto, no? Da partire da dietro e prendere la difesa in velocità.
Il punto è che non ho saputo rispondermi. Non ho saputo dirmi niente circa la presunta relazione tra la pisciata in testa e la cagata in faccia. Allora per concludere tutto e procedere felice per la vita, mi son detto "prendo tutto e metto via. Poi un giorno quando avrò la chiave di lettura, leggerò". Ecco il punto! Il punto è che mi son chiesto "sì, ma metto via dove?". Se vi ricordate, avevo già a suo tempo parlato di bisaccia. Quella cosa che contiene tutte le altre cose. L’origine della vita e la sua fine. Una specie di palindromo che si può leggere in due direzioni: la bisaccia è una promanazione della vita; la vita è una promanazione della bisaccia. Noi mangiamo leggiamo beviamo scriviamo e giochiamo e mettiamo tutto dentro la bisaccia. La nostra vita fatta di minuti che son fatti di secondi che son fatti di millesimi che son fatti di altre cosucce (e via discorrendo, altrimenti che cosa l’hanno inventato a fare, l’infinito?) alla fine si scioglie in una entità gassosa che sta tutta dentro un’ernome bisaccia. O tavolozza. O quel che volete. Ho sentito che alcuni nel nord del mondo la chiamano Urgh, altri dagli occhi più scuri la soprannominavano Musciaràt. Ma non è questo il caso di attardarci.
Detto questo? Questo è facile!

Quello che è difficile è fare tutta una vita a chiamarla bisaccia, e poi, di punto in bianco, un giorno come oggi avere la necessità di cambiarle nome. Infatti da oggi io non la chiamo più bisaccia. Da oggi io la chiamo fardello. Tutt’al più, quando avrò tempo, la chiamerò fardello, già bisaccia, come si fa con il nome delle vie rinominate. Non me ne voglia la bisaccia, è che quello era un termine un po’ troppo neutro, pareva quasi la Svizzera. Per me e per l’enorme senso di colpa di un lento che studia da veloce, ci voleva un termine più significativo. Fardello dice tutto: in sé ha l’elemento del peso e quello dell’ingombro. Senza che io spenda troppe parole in un post, a dire fardello riesco a dire che se son lento è per colpa di tutto quello che ho caricato e che, non pago, ancora quotidianamente carico nel cuore.

Merde e pisce comprese.

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