Leopardi diceva (se vi amassi vi riporterei almeno uno straccio di riferimento bibliografico, ma poiché non me lo ricordo e mi sa troppo briga andare a rovistare, faccio finta di non amarvi. Almeno qui si possono dire le cose senza mettere una nota. Non potete immaginare che razza di goduria sia!!) che non è che ha pensato e scritto tutto quel che ha pensato e scritto perché ha letto moltissimissimi libri (ai suoi tempi, la biblioteca privata del padre, il conte Monaldo Leopardi, era più popolosa che l’intera biblioteca civica di Barcellona!), ma che certamente l’aver letto tutti quei libri, ha accelerato il percorso di "affioramento" delle idee (ovviamente non usava queste parole da poco, ma insomma, il senso mi pare fosse un po’ il medesimo).
Credo che la stessa cosa avvenga anche con le persone. Qualcuno di noi ha un po’ sempre paura che qualcun altro lo possa cambiare. Capace pure che una ragazza, per esempio, si rifiuti di innamorarsi perché da sempre si è detta che l’amore non può esistere. Non lo so, ma è capace pure di capitare così: avvengono cose strane agli esseri umani. Allora io ho escogitato giusto qualche ora fa, in compagnia del mio fidato fido, un trucchetto che potrebbe essere niente male. Fare come Leopardi e rivendicare per sé (l’orgoglio vuole sempre essere salvo) i meriti e le colpe di ogni nostro presunto cambiamento o anche di ogni nostra nuova scoperta. Ci diciamo che nessuno, di per sé, può cambiarci. E che semmai, tutt’al più, può promuovere un nostro mutamento interiore. In questo modo avremmo rapporti molto più distesi con chiunque: nessuno sarebbe più un portatore sano di novità. Solo coadiuvanti per noi, mai più minacce.
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