Cari amici e amiche vicini e lontani. Anche quelli e quelle dell’altra sponda (cazzo cene?).
Si fa presto a dire che non faccio un cazzo. Sono qui ad aiutarvi, piuttosto. Voi vivete ed io penso. Voi vivete e dite che io non vivo. Ma intanto vi aiuto. Allora, se le volete ho qui delle istruzioni per la felicità: che ne dite?
Permettetemi però prima, stante la posta in palio (la felicità è mica una granita alla fragola. È una cosa seria, no?), di prenderla un po’ alla larga. Per essere sicuro che si capisca tutto il frutto del mio pensare, è necessario ch’io faccia un esempio, che parlare in modo generico è bello, ma un po’ instabile.
Avete presente il gioco del fantacalcio? Ovviamente varia da zona a zona, presumo ci siano innumerevoli modi per giocarlo. Altrettante regole. Ma più o meno di solito ci sono degli amici. Ogni amico ha lo stesso numero di fantamiliardi. E con questi ci deve allestire la rosa. Tipo tre portieri, sette difensori, sette centrocampisti, cinque attaccanti. Ripeto: dipende un po’ da come lo si voglia fare. Bene. Che c’entra? Un attimo, prego! Alla felicità si arriva gradualmente, comunque stiate pronti a ringraziarmi e abbiate pazienza! Tutti questi amici giocano al fantacalcio con la speranza/obiettivo di vincere. In più ciascuno di loro ha anche una o più preferenze, perché ciascuno ha i propri gusti, la propria fede, il proprio modo di stare al mondo, insomma. A chi piace da morire Gilardino. Chi invece vorrebbe a tutti i costi capitan Totti. Ma perché li vogliono? Perché ripongono in loro fiducia. Credono, con loro, di poter vincere. L’obiettivo è quello di vincere, non di avere Totti.
Capita poi che strada facendo uno si sbagli e investa, preso dal phatos, più di mezzo budget per Totti o per Del Piero o per Kakà, che non si dica che non li abbia sufficientemente voluti! Quello ha sbagliato! Anche se non prendi Totti, gli puoi volere bene lo stesso e quando fa gol, magari, puoi anche mettere in bocca il pollice e dire "pupone!". Ma l’obiettivo era quello di vincere. Strada facendo subiamo il rischio di fraintendere le cose e di elevare ad obiettivo quello che in realtà era funzionale al suo conseguimento.
Spero che a questo punto abbiate capito.

Nella vita l’obiettivo è essere felici. Non diventare direttore d’orchestra, puttana, maniscalco, giardiniere, fruttivendolo, sfasciacarrozze, borseggiatore, Gilardino, spremitore di angurie, intenditore di qualcosa, revisore di conti, lampadario di gran gala o nano da giardino. Ognuno di noi suppone che qualcosa lo possa rendere più felice di qualcos’altro. E allora si impegna per raggiungere quel qualcosa che poi gli farà raggiungere, dice lui, la felicità. Ma lo vedete qual è, il punto? Il punto è la felicità. Tutto il resto è solo una nostra supposizione. Lasciatela stare! O meglio: prestateci attenzione, ma non troppa! Non perdete di vista il cuore del problema. Non comprate Totti a più di mezzo budget. A quel punto, anche se facesse tre gol a partita, non avreste avuto un interesse! Non vincereste magari il campionato! I vostri investimenti di talenti e di cuore e di sacrifici, devono essere funzionali anzitutto alla felicità, non a quello che voi credete sia necessario.
Per la cronaca Totti ha passato quasi tutto questo campionato fuori per infortunio. Shevchenko non ha fatto nemmeno un gol, se non sbaglio.
Se Monica crede che diventare avvocato penalista la renderà felice ed in nome di questo grande sogno si impegna quotidianamente per tanti anni e investe tutte le sue speranze su quell’approdo, un giorno, diventando finalmente avvocato penalista, potrà dirsi "mbeh? E mo’? Che me ne faccio?". Lei credeva che essere avvocato penalista fosse essere felici. Invece essere avvocato penalista è essere avvocato penalista. Niente di più e niente di meno. Ogni cosa è se stessa, non altro. Si capisce?
Il trucco per cercare la felicità è di tenere sempre a mente che la felicità deve essere l’obiettivo. Profondere il nostro impegno, fare doverose rinunce, sostenere ingenti sacrifici, equivale a stabilire il prezzo del nostro sogno. Quel famoso prezzo di Totti di cui si diceva. Siamo creature viventi e in quanto tali siamo anche dei meravigliosi prodigi della scienza e della tecnica. Abbiamo risorse e talenti da far impallidire Plutone, ma non all’infinito. C’è un budget per tutto. E gli acquisti, la rosa dei giocatori con cui vogliamo vincere il campionato della vita, vanno attentamente valutati.

Comechessìa, buona felicità a tutti voi!

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