Il millennio che si è appena concluso è stato dominato da Dio e dalla fede, come appare evidente dalle guerre religiose (dalle Crociate alle crisi irrisolte in Medio Oriente), dallo scisma della chiesa ortodossa, dalle conseguenze della Riforma protestante, da secoli di musica e arte in gran parte ispirate dalla religione. Oggi, all’alba del nuovo millennio, questa posizione di dominio si sposta verso un nuovo "Dio" – la tecnologia – la cui possente scalata ha preso avvio sul finire del XX secolo. […] Dato che la tecnologia, e soprattutto quella relativa all’informazione, è fondata sulla ragione, il nuovo millennio, se lasciato a se stesso, finirà per ampliare ulteriormente la supremazia della razionalità a spese del sentimento e della fede, aggravando così il divario già esistente fra queste tre componenti dell’essere umano.
Questa separazione, nata sull’onda del rampante successo della rivoluzione industriale, ha provocato una serie di problemi. I tecnologi hanno iniziato a mettere in discussione i propri obiettivi. Gli umanisti a essere nauseati da idee e gadget materiali. Chi era attratto dalla spiritualità a soffrire per la perdita di ogni credo. I giovani, percependo una sensazione di vuoto interiore, a subire l’attrazione dell’apatia e della droga. Le persone si sono chiuse progressivamente in se stesse, attribuendo al possesso un valore sempre più grande, lamentandosi di sentirsi depresse, provocando la disgregazione delle famiglie. I governi hanno stabilito la separazione tra fede e ragione nei programmi scolastici. Un’intera popolazione politicamente corretta è diventata sempre più riluttante a pronunciare la parola "Dio". Le università hanno isolato i tecnologi dagli umanisti in compartimenti stagni, in campus separati tra loro. Oggi tale scissione si è talmente integrata nel quotidiano che non riusciamo neppure a rendercene conto né a notare i problemi che provoca. L’accettiamo semplicemente come un fatto "naturale". Se permettiamo che questa tendenza progredisca, i problemi non faranno che aumentare e avremo mancato la prospettiva di diventare migliori nel senso più pieno della nostra natura di esseri umani. […] Certo è impossibile non rimanere impressionati dalle possibilità del nostro cervello, da questo strumento dalla struttura e dalla capacità di elaborazione squisite, che presiede all’incredibile potenza del pensiero umano. Osservandolo però con un certo distacco, il tutto si riduce a qualche etto di carne nel cranio di creature simili a formiche che vagano sulla superficie di una terra enorme all”interno di un universo infinito. Cosa c’entrerà mai la ragione con l’amore di un bambino, la bellezza di un fiore, l’eternità di una pietra, la nostra origine, la nostra meta finale? Il nuovo secolo della tecnologia sta amplificando la tendenza umana a spravvalutare la razionalità nei confronti della spritualità, e il pensiero tecnologico rispetto alle idee umaniste.

Michael Dertouzos – "La rivluzione incompiuta"
(fino al 2001 – quando è deceduto a 64 anni – è stato direttore del Laboratory for Computer Science del MIT)
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