Va da sé che siamo tutti sempre e troppo fallibili, ancorché il Papa se ne chiami fuori, ma qualcuno, nel corso della storia delle genti, probabilmente, è stato meno fallibile di altri, se è vero che un giorno Guglielmino Shakespeare disse che siamo della stessa sostanza dei sogni.
Sono appena stato un poco a fumare un sigaro con un amico in Duomo. Nella piazza Duomo di Parma, tra il Battistero e la casa che fu di fra’ Salimbene de Adam, un nome che ricorre nei manuali di Letteratura italiana, sezione medievale. C’erano altri dreamers come noi. Uno suonava la chitarra con quel meraviglioso fare di chi sa che non conta saperla suonare bene. Faceva ballare amici ed amiche sulle note di "lady Oscar" e a me è parsa la canzone più bella mai scritta. Un desiderio acutissimo di fare altrettanto, un’invidia feroce si accendevano in me. Qui in camera da inizio anno tengo la chitarra chiusa nella sua teca, come fosse un serpente pericolosissimo, un giorno vorrei farle dire le parole della Città vecchia di De Andrè, l’ho presa per quello, spero di riuscire.
Io sono tornato con una carica mistica che da uno a dieci è almeno undici. Fossi solo capace e stasera saprei di certo cosa fare: non dormirei. Suonerei canzoncine di amore e morte aspettando domani e domani andrei a letto e rimanderei tutti i problemi al prossimo mio me. Che poi è vero: son problemi di dreamer ma sbaglia chi dice che un dreamer sbagli.
Annunci