Forse sono riuscito ad influenzare un prof.! Ancora al triennio un giorno gli mandai in mail un mio ameno componimento che voleva provare a rintracciare una diversa origine della poesia dal verso libero, giocando – come a lezione mi era venuto in mente – sull’ambigua somiglianza di verso/verro e per di più di strofa/scrofa. Il componimento in questione era questo:

IL VERRO LIBERO

Il fattore di quel paese

senza pretese e con poche spese

aveva allestito un grande allevamento:

tanti maiali da farne un reggimento.

Ma chi portava tanta allegria?

Chi così tanto scalpore?

Un maiale da monta e la sua bramosia,

col mantello color ardore.

Si sa che i vicini, spesso noiosi,

a volte sono più che mai invidiosi,

così altro fattore con gran lena

staccò dal verro la sua catena.

Questo portento non era molto erudito

però ricordava ed aveva capito

dove andarsi a lamentare

per quelle scrofe che non sapeva amare.

In città abitava un poeta della tradizione:

strofe tutte uguali e tanta applicazione.

Al verro tale monotonia dava a noia:

voleva scrofa diversa e un poco più troia.

Conosceva un solo modo per vendicarsi

e di quale strumento servirsi…

il poeta finì molto misero

dopo il trionfo del verro libero


E oggi, dopo tre anni, gli è scappato di dire scrofa al posto di strofa..vedete che a volte l’impegno serve? Allora c’avevo ragione!

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