Fior fior di studiosi, di semiologi e semiotici eccetera eccetera potranno dirvi in modi molto affascinanti e persuasivi, con ricchi riferimenti bibliografici, che l’avvento dei messaggini, altresì conosciuti con l’acronimo di sms, ha cambiato un po’ il nostro linguaggio. Nello specifico ne ha introdotto uno nuovo, un linguaggio che chiamerebbero settoriale, per pochi intenditori. Con un gergo preciso, uno slang vero e proprio. Il regno delle abbreviazioni, visto che noi giovani c’abbiamo sempre troppo pochi soldi rispetto a quelli che vorremmo e i 160 caratteri volan via che è uno scherzo.
Si potrebbe allora parlare di impoverimento del lessico, dell’espressività..tutto diventa "carino": il duomo è carino, tuo cugino è carino, quel tale è tanto carino, quella tale, poi, non parliamone, lei è davvero carinissima!
Io sto da un’altra parte, a me non va tanto l’idea di dar contro ai messaggini. Io ritengo, invece, che gli sms promuovano la poesia. Avete presente le cosiddette forme ellittiche? Quegli espedienti espressivi che mirano ad esprimere tutto un mondo con poche parole? Se io ti scrivo "sto cercando un raggio di sole", significa che è un brutto momento per me, che vedo solo il buio, che mi servirebbe uno spunto in più, qualcosa che mi faccia vedere quello che magari già c’è. Se ti scrivo "ti sento dentro come un pugno", divento Vasco e in quanto tale un grande poeta, no? Se ti scrivo "io mangio con una mela e una fetta di pane sordo" significa che lascio volentieri agli altri i macchinoni e i posti esotici e le creme e le parrucche e i fagiani ripieni. Poco per dire molto. Certo, sta a noi poi non farci ridurre. In cosa? Devo dire poco: mettetecelo voi.
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