Ore 6.15 di un lunedì mattina di ordinaria follia. Io seduto tra le file arretrate della corriera. Sosta a Castell’arquato, dove davanti sale una super mora riccia, con dei capelli così belli che nemmeno ti vien voglia di guardare il resto e sei già pronto in un sìlovoglio d’altri tempi. Come se non fosse bastato, di tanto in tanto li muoveva da una parte all’altra, terribile tortura per noi poveri avventurieri.
Ore 18.28 e si ritorna dalla corsa con la faccia rossa rossa e le caviglie che cigolano. In fondo a b.go delle Colonne, a cento e più metri di distanza, la sagoma di una super mora super riccia affrettata in giro per la vita. Così che corro più forte, non pago della batosta del mattino, e vedo i passanti che la guardano sgomenti ed attoniti. Uno si volta a mirarle – siamo gentili – le grazie e l’altro gli urla "pour favòr!! Lassa sta! Lassa sta!!" (Per favore! Lascia stare! lascia stare!), come a dire che non è roba per loro.

Ora, io mi dico: se uno ci crede, ci crede a prescindere. E se non ci crede non c’è verso di farlo credere comunque. Perché allora Dio un giorno decise di fare le super more ricce!? Io ufficialmente protesto.

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