E’ vero, anzi, verissimo: io non ho tanti amici. Forse tanti conoscenti sì, ma tanti amici purtroppo no. Tuttavia di quei pochi non posso certo lamentarmi. Il Bongio, ad esempio, è capace di cambiarti l’umore a bell’agio. Ora riporto per maggiore chiarezza una sua poesiola che ho appena letto, ditemi voi quanto dovrei ringraziarlo!!

Il Burlone

Siòr dottore come faccio?
Io c’ho il mal del mascalzone.
Sembro un corvo con il laccio,
non resisto all’occasione.
Portatore poco sano
di una peste impenitente,
nel paese son sultano
delle burle sulla gente.

Alla fiera alimentare
per addetti del settore
fingo di rappresentare
Gino, il gran ristoratore.
Chiedo di recapitargli,
allegando la cambiale,
frutta secca in vari tagli
e di mostarda un bel quintale.

Alla naja, in sorveglianza
per portare via un matto
ricevetti un’ambulanza
e un compare un po’ distratto.
Caricato il paziente
e legatolo al piantone
spinsi dentro anche il sergente
e richiusi il portellone.

Era tanto scatenato
che arrivati all’ospedale
dissi che oltre al concordato
c’era un ospite speciale.
Per sedare quel lamento
oltraggioso e arrogante
suggerii un trattamento
con quell’olio in stil purgante.

“Raggirato professore
con un foglio a trabocchetto:
la sua bici da amatore
è ostaggio di un lucchetto.
Per la sua combinazione
è costretto a calcolare
l’intricata soluzione
di un problema nucleare”

Il rimorso è un accessorio
che, da vero bontempone,
vendo all’asta in Purgatorio
per i saldi di stagione.
Senza patria e documenti
(stato: celibe, villano)
suono arie a due strumenti,
il campanello e il deretano.

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