Forse se solo fossimo un po’ più capaci di pensare lontani dalle nostre ideologie e dalle più ferme ed ottuse convinzioni personali, potremmo trovare in ogni canzone (ed in ogni frase) qualcosa di assolutamente meraviglioso. Poco fa sono stato a messa per fare un piacere a mia mamma, fosse per me non c’entrerei manco dipinto ed ho sentito all’interno di una canzone questa cosa qui:

“sì, il cielo è qui: su questa terra”

Sono restato attonito, benché la conoscessi già. E’ stato come sentirla per la prima volta e mi sono riempito di una grazia e di un trasporto che non sono in grado di definire. Ci provo un poco motivando le cose che me la fanno sembrare bellissima.

Anzitutto si inizia con un e per tutti i nostri no mi pare una cosa carina. Un conforto di fronte all’abbandono della speranza, rafforza il sentore che il cielo sia qui, proprio su questa nostra nuda terra. Poi le mille opposizioni che si possono trarre: levità del cielo/pesantezza della terra; ombrosità della terra/radiosità del cielo; inconsistenza del cielo (come i nostri sogni)/materialità della terra (come le cose “reali”); umanità della terra/spiritualità del cielo, ecc…
Come a dire che le cose reali ed i sogni abitano lo stesso mondo, che i nostri slanci di entusiasmo e i nostri “figurati!” appartengono alla nostra stessa vita. La comunione delle diversità e delle diversità così evidenti! La quadratura del cerchio, paradossalmente. La poesia nelle nostre vite. Essendoci il cielo, qui, sopra di noi su questa terra, possiamo anche alzare lo sguardo. E schifo schifo non fa.

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