Ieri sera sul tardi, rimestando il torbido dentro di me, ho trovato da qualche parte un appunto del 1821 a firma Giacomino. Mi pare che non necessiti di altro che la mera citazione: sarebbe impossibile chiosarlo e ogni tentato commento, anche se avveduto, produrrebbe l’inevitabile effetto di deturparlo.

Non è cosa più dispiacevole e dispettosa all’uomo afflitto, e oppresso dalla malinconia, dalla sventura presente, o dal presente sentimento di lei, quanto il tuono della frivolezza e della dissipazione in coloro che lo circondano, e l’aspetto comunque della gioia insulsa. Molto più se questo è usato con lui, e soprattutto s’egli è obbligato per creanza, o per qualche ragione a prendervi parte. (12 aprile 1821)

Devo impararlo a memoria.

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