Stamattina, dopo una notte da ufo, in stato comatoso, mi accingevo a rifare il letto, quando bisbigliando senza quasi accorgermene (forse era solo un’eco dell’Amor ch’ al cor gentile ratto s’apprende che ieri sera Fra mi aveva fatto tornare in mente) ho detto: "al cor gentil rempaira sempre amore."

La risposta di un savio lì presente, ancorché assonnato, è stata: "il cor gentile se lo piglia sempre in culo, altroché!".

E credo che questa sia molto più di una poesia.

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Però pensavo anche ad un’altra cosa (solo dopo aver fatto colazione, lo ammetto). Pensavo che se Dio mi dovesse dire: "che presunzione hai avuto? Hai attraversato il cielo e sei venuto fino a Me, e Mi hai usato come termine di paragone per un amore vano, profano: ché le lodi spettano solo a Me e alla Madonna, regina del cielo, grazie alla quale cessa ogni peccato" (Che presomisti? Lo ciel passasti e ’nfin a Me venisti e desti in vano amor Me per semblanti: ch’a Me conven le laude e a la reina del regname degno, per cui cessa onne fraude), io potrei pur sempre rispondere: "aveva l’aspetto di un angelo che appartenesse al tuo regno; non feci peccato se posi in lei il mio amore" (Tenne d’angel sembianza che fosse del Tuo regno; non me fu fallo, s’in lei posi amanza).

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