C’è gente che non è quasi mai andata in vacanza, che non ha mai avuto il Mercedes Benz, che paga le bollette come tutti gli altri, che è sottoposta agli aumenti dei carburanti come tutti, che ha figli che vogliono studiare, che ha ambizioni e speranze come tutti e che sempre si è considerata privilegiata, in dovere di ringraziare la Fortuna ogni giorno anche se qualche volta la Fortuna si è distratta un po’. Anche gente come questa, figurando come si comprende nel pentolone generale della “gente” tout court, oggi subisce tutte le conseguenze dello sciopero nazionale dei trasporti.
Io non mi sono bene informato, non lo nego. Non so quali siano i motivi che hanno causato la vertenza sindacale. Suppongo possano essere richieste legittime di adeguamento dei contratti in riferimento ai continui aumenti dei carburanti, delle bollette, dei tassi di interesse e più in generale del costo della vita. E questo ci può stare. Quello che mi pare più vergognoso – e che ci possa stare molto meno  – è l’inculata broadcast, un grossolano modo di punire tutti.
Non si è capito, forse, che le aziende dei trasporti pubblici non sono propriamente come l’azienda che confeziona pelletteria, o quella che inscatola i pelati. Lo sciopero è una coraggiosa e sacrosanta forma di protesta, in alcuni casi si è avvicinato all’eroismo puro, ma oggi non si è tenuto conto del disagio dell’utenza. O meglio: si è tenuto in considerazione e si è sfruttato in modo bieco, secondo me. Ci sono le aule dei tribunali, per le vertenze, ci sono le raccolte di firme, le campagne di sensibilizzazione, le proteste civili. Non mi pare, a dirla tutta, eccezionalmente democratico quello che è accaduto oggi, piuttosto un atto brutale e dispotico.
In più un dubbio spaventoso: alcuni fanno il mutuo per andare in vacanza, altri per comperare finalmente la nuova Golf. Alcuni non sono felici se non possono avere un bel televisore al plasma con impianto dolby-surround. Quelli – no, nemmeno la vacanza annuale con la famiglia al completo – non sono beni strettamente necessari. Non mi pare sommamente giusto fare lo sciopero se ci vengono a mancare le possibilità di avere dei beni non-necessari e così penalizzare fortemente quelli che faticano ad avere anche il necessario.
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