Che cos’è l’amor?
Chiedilo alla porta,
alla guardarobiera nera
e al suo romanzo rosa
che sfoglia senza posa,
al saluto riverente
del peruviano dondolante
che china il capo al lustro
della settima Polàr
.

Così ci consiglia Vinicio Capossela, ma che cosa sia l’amore ancora non si è ben compreso.
Specialmente non lo si comprende considerando quella febbrile malattia di melodramma che colpisce di tanto in tanto gli uomini e le donne. Si parte da un "come te nessuno mai", si passa per forza attraverso i "ti amo", i "per sempre", i "siamo stati molto fortunati", "tu sei speciale", i componimenti imbarazzati con le facili rime e assonanze cuore/amore/sole/fiore, i bigliettini e i pupazzetti, le promesse e gli anellini. Si arriva poi allo stato del "volevo un gatto nero, nero, nero, mi hai dato un gatto bianco ed io non ci sto più", o detto più semplicemente "siccome sei un bugiardo (o bastardo), con te non gioco più". Si finisce il tutto con i "non insistere, te ne prego! Rendi tutto più difficile", "il fuoco del nostro amore si è spento", "pensavo fosse amore invece era un calesse (scusa se sono ciecato)"
C’è chi ha saputo saltare tutti questi patetismi ed essere assoluto, riassumendo tutto con "io mi dico è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati". Ma purtroppo gli uomini come Faber sono più rari dei favori gratuiti. Per cui, uomini e donne di tutto il mondo..si rinsavisca, sù!!!

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