Ho trovato ancora vecchie parole
su quei mucchi di uomini stanchi,
ho trovato insanguinate tagliole
come mine seminate fra i tronchi.
Le retoriche del "dopo smetto",
gli ampi valzer dell’ipocrisia
di chi da un dramma ci cava un bel motto
che alla poltrona gli spiani la via,
di chi di quel morto accusa il governo
– c’è chi da la colpa al vicino di casa –
col suo istinto tutto moderno
di dire pur sempre e per forza qualcosa.
Vale piuttosto un nuovo silenzio
uguale a quello creato dal sangue;
vale per tutti l’odore di incenso
vicino alla bara e all’amico che piange.

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