Mi pare che dietro ad ogni desiderio si nasconda un sacrificio. Quello che si deve affrontare per raggiungere ciò che si spera per se stessi, si intende. E solitamente più in alto si spera e più dolorosi saranno i sacrifici necessari.
E mi pare anche che dietro ad ogni sacrificio si nasconda un grosso rischio: che il sacrificio non sia in realtà servito a nulla. Ad esempio in vista di un esame uno potrebbe pensare di uscire meno, di studiare di più, di perdere occasioni, di ingobbirsi un poco la schiena. Inssomma: investe se stesso per il suo desiderio, ossia per il suo sacrificio. E poi magari non ottiene niente, o quasi niente, di quello che gli serviva invece ottenere per proseguire nel sentiero delle proprie speranze (quando anche velleitarie).
Perché mi pare molte volte che la vita non sia altro che il gioco dei requisiti: dove bisogna fare questa cosa per poter fare quell’altra che ci servirà per fare quell’altra che ci renderà possibile quell’altra ancora che serve per quel che desideriamo. Magari ci si perde pure per strada e tutti i sacrifici sostenuti non contano allora più niente. E come si dovrà mai fare? Alcuni propongono di non impegnarsi molto nelle cose, né di sperarci troppo. Così quel che verrà sarà comunque proporzionato al nostro impegno e alle nostre privazioni. Altri invece sono certi che soffrendo otteniamo, che tutto torna, che niente è mai davvero perduto, se vogliamo. Io c’ho un piede di qua ed uno di là, e voi? Dove state?

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