Leggere un libro a volte è come imbrattarsi di olio. Tutto olio che va a finire negli ingranaggi della zucca e poi è finita! Si inizia a pensare, ci si arrovella su tutto. Ma perché sarà così; perchè perché la domenica mi lasci sempre sola per andare a vedere la partita; come mai non è altrimenti; a cosa servirà, poi; ecc… Leggere mette in moto probabilmente qualcosa che pre-esiste, ma che senza la lettura e senza l’introduzione nell’animo di quelle sensazioni forse avrebbe continuato a giacere sepolto fra le quotidiane macerie .
Delle volte mi trovo a leggere dei passi che per stile o per significato mi sembrano dei veri e propri momenti eroici e mi producono un piacere molto intenso. Tanto intenso che si comporta come un vero e proprio sforzo fisico. In un primo momento sono tutto un’invidia perchè quelle cose non le ho scritte io e se le riprendo un po’ si vede che ho copiato, dopo invece esausto devo assolutamente fermarmi. Colpito e affondato. Devo prendermi del tempo per riflettere su quella cosa e sul come mai sia stata scritta e sul come mai sia stata scritta proprio così come è stata scritta. Con Calvino questo procedimento si verifica troppo spesso e per leggere dei libretti molto agili mi occorre il tempo che ci vorrebbe forse per certi campioni russi (va detto che non ho mai letto i campioni russi). Le sue pagine sono così belle e piene che mi stancano immensamente, ma di quella stanchezza che ti sembra di aver compiuto una bell’azione, che ti sembra di aver dato il tuo contributo al mondo. Magari uno pensa che se partecipa di pensieri così belli, partecipa anche della nobiltà d’animo che può, malgrado tutto, investire anche un uomo.

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