Vi capita mai di porvi delle domande del piffero? Ecco, appunto..l’ho appena fatto! Vedendo i rami del mio ciliegio ("quando rossi di frutti li credeva feriti") mi sono chiesto come diamine facciano le piante a dare origine a qualcosa che almeno in apparenza – ma anche in sostanza – appartiene ad una natura del tutto estranea alla loro. Le piante sono di legno e tramite radici legnose traggono dal terreno acqua e sali minerali, o perlomeno questo è quello che ci insegnano a scuola..ma dal terreno o da qualcos’altro dovranno trarre anche qualche trucco segreto, altrimenti come possono poi fare le polpe delle albicocche, dei fichi, delle ciliegie, dei cachi!? Dico io: dei cachi!? Riflettendo a lungo mi sono fornito una risposta che è in effetti una cazzatina, ma mi basta per adesso. E’ il bisogno di riprodursi. E’ il bisogno di riprodurci che ci spinge a compiere dei piccoli miracoli. Al ciliegio sta molto a cuore la sorte del seme e sa che l’uccelletto non andrà a mangiare un nudo seme attaccato al picciolo, così per sopravvivere deve contornare il suo seme e renderlo appetitoso, invitante..attorno gli mette tutta quella bella polpa di cilegia. E ovviamente deve sperare in una scacazzatina oculata, in terreno fertile o giù di lì. Se avesse le gambe o le zampe, al ciliegio non fregherebbe molto di fare ciliegie, poiché andrebbe a zonzo a spargere i suoi semi, ma dato che è lì e lì deve stare per necessità, si è inventato le ciliegie. E una tira l’altra: che bella fregatura, eh?

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