Lo hanno detto anche al tiggì: l’università non serve a niente, dato che dopo non mantiene le promesse e non ci dà niente di più. Niente che non avremmo potuto avere anche prima. Non ci aiuta nel lavoro, anzi, quasi ci penalizza. Lavoreremo per poche lire al mese e sogni bucati che ci piove dentro dopo aver studiato per anni, dopo aver vissuto stenti e privazioni di vario genere.

"Senti, Massimo, senti cosa dicono al telegiornale. Lo vedi? Avevamo ragione noi. Non serve a niente, dopo non hai niente". I genitori a volte non capiscono delle cose che sono ovvie, vero? Quei grandi che prima ci davano tutte le risposte improvvisamente giocano a fare i bambini e non vogliono capire più niente. Allora ho dovuto proprio spiegarlo. Ho dovuto spiegarlo io: l’università non deve essere qualcosa che si fa per avere il premio dopo, ma qualcosa che si fa per avere il premio DURANTE!!!! E’ lo spirito, la palestra mentale, le letture, il dialogo con giovani e fra giovani. Quello che si vive nella pluriennale esperienza universitaria entra dentro le carni e si impasta col nostro sangue. Concorre fatalmente a creare un nuovo uomo, una nuova persona. Modifica il nostro modo di intendere noi stessi ed il mondo, e, mi sia consentito dire, lo modifica "in meglio". Poi potremo fare qualsiasi lavoro, è vero, ma avremo sempre "un mondo nel cuore che non riesci ad esprimere con le parole".  O no? 

P.S. e all’università, se si è molto fortunati, molto molto fortunati, si incontrano persone come Giulia…

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